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Da: Kathy Pitton
Data: 09/12/2011 18:33:23

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6 ore della Madonnina 68843 Sessantottomilatooocentoquarantatre! Cosi posso riassumere la giornata di ieri: 6h mtb 8 giri 84 km percorsi 3 classificata Mica male direi, con ancora la 24h di Val Rendena nelle gambe, un caldo micidiale che pareva di essere a luglio e non settembre, l’erba ed i campi da attraversare sulla bike, il sentiero nel bosco che sembrava un toboga ed il lungo fiume che era l’unico punto un po’ fresco del percorso che si snodava lungo il Serio. Ma cominciamo dall’inizio va’ che è meglio. Il Rally della Madonnina lo conoscevo già, fatto tre anni fa se non ricordo male con tanto di tonfo a meta percorso sulle radici del sentiero nel bosco ma stavolta pare diverso, da cross country ad una endurance di 6 ore che fa parte del circuito dei Tre Fiumi. Interessante la cosa, come si fa a non andarci? E mando l’iscrizione naturalmente, alle sei del mattino suona la sveglia, la bike a bordo e via che si parte! Non sono molti i chilometri da fare, una cinquantina circa ed in un ora sono a Madignano, alle porte di Crema e dopo aver girato per le strade del paese ecco il parcheggio messo a disposizione dall’organizzazione. Parcheggiare il camper non sempre è facile, non è per nulla piccolo ma eccomi sistemata in modo da non dar fastidio a nessuno. Scendo e mi avvio verso la segreteria, ritiro il mio numero ed il pacco gara, una bottiglia di vino ed un pacco di pasta, una serie di bustine di integratori ed un cappellino offerto dallo sponsor e, come sempre, il signor Gaioni della Tagracer mi prende in giro…… Ormai sembra un rito, accetto le battute sul mio andar piano e rispondo che tanto arrivo anche io, prima o poi… Me ne torno al camper, preparo una moka intera da sei di caffé, mi siedo e bevo il mio caldo “doping” con una fetta di torta di mele; il tempo scorre piano piano ed ho il tempo per organizzarmi, guardare la gente che arriva ed il parterre di gara che si anima di gazebo colorati delle varie squadre, saluto gli amici ed i conoscenti e chiacchiero un pezzetto con Alfio che fa da speaker oggi. Attacco il numero a Valchiria, preparo me stessa ricordandomi del braccialetto da mettere al polso come identificativo di corridore solitario, metto il chip elettronico adesivo sul casco ed eccomi pronta per questa nuova avventura. Obbiettivo? Sei giri, uno all’ora. Se poi avrò la forza o la voglia di farne di più, ben vengano. Salto in sella alla bike e gironzolo li attorno, scambio due chiacchiere con Grazia Bazza parlando dei figli che crescono e di mille altre cose, due amiche/rivali sui pedali, cinquantenni con figlie che studiano alle prese con le trasferte all’estero e con le chiacchiere dei conoscenti che ci danno delle matte scatenate per il fatto che, al compimento dei 50 anni, hanno preferito una bici nuova al brillantino….ma il brillante lo si può avere anche a 60 anni, la bici magari un po’ meno dice giustamente Grazia e non posso che darle ragione! Eppoi noi siamo giovani dentro, di ciò che dice la gente non ce ne può fregare di meno! Le undici si avvicinano e si deve partire in stile Le Mans, un giro di corsa per raggiungere la bicicletta e saltare in sella ed iniziare a pedalare lungo il percorso di 11 km circa tra argini, sentieri nel bosco, erba e campi di mais mietuto dove gli spuntoni fanno danni se non stai attendo a dove metti le ruote. Il primo giro è una sorta di ricognizione ed essendo cosi lungo, nonostante si sia in parecchi a correre, lo si fa quasi in solitaria e devo dire che non è male, anzi, non hai l’ansia di intralciare chi ha fretta e forse solo il sentiero nel bosco rende i sorpassi un poco difficoltosi, per il resto ognuno fa la propria gara. Le squadre ovviamente vanno velocissime, i solitari hanno tutti un andatura più soft ma mi piace passare lungo il fiume e sotto le piante che riparano dal sole che batte inesorabile e brucia quanti, come me, ha la pelle chiara che si scotta facilmente. Ormai ho il segno perenne delle maniche della maglia e dei pantaloncini, una specie di tatuaggio che non vuole saperne di andarsene nonostante le esposizioni a sole e qualche lampada per cercare di uniformare tutto e meno male che sono riuscita a far scomparire il segno dei guanti, facevo ridere con le mani bianco latte mentre le braccia sono scure.. o meglio color albicocca, l’abbronzatura dei biondi insomma. Alla fine del sentiero nel bosco, prima di immettermi sulla sterrata che porta al lungo passaggio sull’argine, c’è uno degli operatori della protezione civile, un ragazzo pressappoco mio coetaneo pelato, con due baffoni alla Umberto di Savoia con tanto di orecchino da pirata che è uno spettacolo! Ad di la del fatto che è gentilissimo e che per tutte le sei ore, quando passavo di li, mi faceva un sorriso, tant’è che gli ho promesso che all’ultimo giro mi sarei fermata a baciarlo. Giro dopo giro i chilometri aumentano, la stanchezza anche, la sete non da tregua e mi fermo a bere, mangiare frutta ed a riempire la borraccia, piccole soste di qualche minuto per poi ripartire e riprendere la corsa; fino alle 15 non ho mai guardato la classifica, so che siamo in cinque solitarie femminili, vorrei non essere ultima, il resto non conta più di tanto ma ad un certo punto, non ricordo chi, forse Fruttolo degli Mbo ( perché vende frutta e verdura), mi urla che sono terza ad un giro… Ed allora decido che la terza posizione non me la porta via nessuno, pedalo il settimo giro, già uno in più di quanto avevo preventivato, cercando di mettercela tutta, di dare tutto quello che mi era rimasto nelle gambe e nella testa, di buttare sui pedali tutta la passione per la vita e questo sport che ho dentro, dedicando ogni pedalata ad un pensiero, ad un sorriso che sarà mio per sempre. Ed ho potuto farne ancora uno dopo, l’ottavo giro, con fatica perché effettivamente non ne avevo più, guardando il conta chilometri che si avvicinava agli ottanta km macinati e fermandomi per baciare quel ragazzo con i baffoni alla fine del mio ottavo passaggio. Ne ha sorriso e riso con me, scambiando due parole per un attimo ed incitandomi a ripartire e terminare la gara, cosa che ho fatto, con molta calma, finendo la mia endurance di 6 ore in 5h 59 minuti, con otto giri all’attivo ed in terza posizione. Certo che se paragonata alla performance della mitica Astrid con i suoi 15 giri dovrei nascondermi ma lei è irraggiungibile, una donna d’acciaio che sfida tutto e tutti vincendo gare durissime e lunghe da matti; accanto a lei sono solo una formica ma mi piace starle accanto. Una lunga doccia mi trasforma nuovamente in una persona pulita e presentabile, avevo le gambe arancione dalla polvere attaccata addosso e non mi sono guardata in volto ma credo fossi dello stesso colore; capelli umidi ed odorosi di shampoo, la maglia della squadra pulita e via alle premiazioni ed al pasta party seduta in compagnia dei ragazzi dell’Mbo, un boccale di birra alla spina accompagna la pasta e la carne offerta dall’organizzazione a tutti i partecipanti. Le donne vengono premiate per prime e, quando tocca a me salire sul podio, mi danno una stupenda targa che metterò con le altre sulla libreria in casa, i complimenti e gli applausi, le foto ricordo…. Continuo a dire che smetto, che le gare è ora di lasciarle alle giovani ma è una specie di droga, quella dose di adrenalina che mi fa andare avanti serena, consapevole del fatto che posso ancora farcela, che il fuoco dentro a Ironkate non si è ancora spento e che, in fondo, va bene cosi. Fino alla prossima.

Da: Webmaster
Data: 11/09/2010 11:00:00

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